Qual è il ricordo che vi ha segnato maggiormente nella vostra carriera musicale?

È rimasto nella storia quando sperimentando metodi nuovi e giovanili di aspirare sigarette, per così dire, ci ritrovammo in un bagno di un B&B a Lu di Monferrato a soffiarci fumo e scintille in faccia, nel panico di chi era costretto a riceverle! E poi via a fare air band su un letto matrimoniale dotato di molle elasticissime, parodiando un gruppo che ci era stato concorrente: una sessione sfrenata di scapigliamenti dove fu bruciata più d’una chitarra immaginaria.

Avevamo sì e no 16 anni e allora non avevamo rispetto per gli strumenti immaginari degli altri! Parlando invece di musica reale, abbiamo ancora negli occhi la finale del Rock Contest di quest’anno alla Flog, piena zeppa di pubblico con giuria d’eccezione a farci i più sentiti complimenti (Dente, Rachele dei Baustelle, Appino, Collini) e il concerto al Combo del nostro collettivo Fiore sul Vulcano, una bellissima serata con tanti amici e facce felici.

Gli Amarcord si formano nel 2006 e nel 2016 producono il primo disco d’esordio “Vittoria”. Come mai avete aspettato così tanto?

Diciamo che non avevamo fretta di produrre una cosa da rinnegare. Il processo creativo, la maturazione musicale e del linguaggio espressivo non sono meccanismi rapidi e automatici come vogliono farci credere in questi anni. Il percorso che abbiamo compiuto ci ha portato ad affinare caratteristiche e sonorità che ora possiamo difendere e in cui possiamo riconoscerci. Dentro “Vittoria” è stata fatta una cernita delle canzoni composte in questo lungo periodo, sono stati scelti solo i brani di cui potevamo dirci soddisfatti. Le registrazioni poi sono avvenute a Follonica al Firstline di Alex Marton (fonico e coproduttore, che nel frattempo ha fatto un po’ di giri per il mondo) e noi siamo fiorentini e questa distanza ha contribuito a dilatare i tempi. Ci sono state lauree che si sono interposte a più riprese, la creazione di Fiore sul Vulcano e tutto il tempo che ci vuole a fare all’amore con le proprie fidanzate per poi poterne cantare… sessioni intensissime.

La scena indie rock italiana è dominata da band concentrate principalmente sul sound più che sul testo. Le vostre canzoni, viceversa, sembrano virare verso direzioni diametralmente opposte. E’ cosi?

Noi crediamo alle belle canzoni, le canzoni che reggono anche chitarra e voce, che le puoi cantare durante un falò e tutti si ricordano le parole, per questo le nostre canzoni vengono scritte così, ma crediamo anche nel sound curato; mentre scrivevamo avevamo comunque in mente un’estetica comune, da band, le abbiamo scritte per arrangiarle col gruppo insomma, che fossero ora più rock ora più electro-pop. Abbiamo cercato il più possibile un equilibrio tra forma canzone d’autore e mondo sonoro da gruppo, ispirandoci ad alcune band internazionali. Diciamo che “Vittoria” è fatto per unire, non vogliamo contribuire alla scissione di pubblico che si sta creando in questi anni, non vogliamo alimentare il concetto di tifoseria, ci sono gruppi indie che sono indie un po’ per moda e coprono alcune mancanze autoriali e artigianali con quel velo di mal fatto o pseudoincazzato che a noi onestamente fa sorridere. Questo alimenta uno strano senso di appartenenza che diventa esclusivo, è una cerchia che si chiude. Ma la sciatteria rimane tale, anche quando la si ammanta di propositi anticonformisti.

Siete una formazione anagraficamente giovane ma il vostro modo di fare musica esprime una certa maturità. A chi vi accostereste all’interno del panorama musicale italiano?

Siamo molto appassionati ai Baustelle, ci sono all’interno del nostro album dei richiami ad alcune loro canzoni. Poi bisogna dire che siamo cresciuti con i gruppi che passavano da Mtv, il canale più seguito di allora, e ci colpivano i Negrita, i primissimi Negramaro, i Subsonica; siamo sempre stati molto interessati ai progettti che riuscivano ad arrivare al grande pubblico mantenendo una coerenza e un’identità artistica tale da rinnovare il panorama nazionalpopolare. Bisogna dire che il crollo del mondo discografico ha reso questo meccanismo sempre più difficile e le politiche miopi delle major hanno peggiorato la situazione (Ennio Morricone arrangiò “Sapore di sale”, una volta interessava che la cultura nazionalpopolare non fosse spazzatura). Ultimamente abbiamo apprezzato il lavoro di thegiornalisti e siamo andati al concerto di Fabi Silvestri Gazzè, abbiamo cantato Calcutta ed elogiato Die, l’ultimo di Iosonouncane. Ci interessa tutto ciò che di bello succede nella scena italiana insomma, dal cantautorato (Vasco Brondi, Dente) ai gruppi come i Verdena (di cui una parte di noi si è propria nutrita), e il pop d’autore. E infine c’è il passato, l’eredità culturale dei nostri genitori, i grandi classici del cantautorato e le canzonette nazional popolari degli anni sessanta. Si può dire che il nostro album è un omaggio a tutti questi innamoramenti.

Durante un’intervista avete dichiarato di avere gusti musicali contrapposti, come coniugate la vostra diversità?

Gli Amarcord sono un punto d’incontro impossibile, ma ci piace il concetto d’intersezione, ci piace l’idea di adattamento, è un dialogo aperto e progressivo, è un orizzonte a cui tendere: più che ti avvicini e più che si sposta. A volte sembra assurdo perfino a noi, quando le forze disgreganti sembrano averla vinta ecco che arriva sempre qualcosa a ricordarci che tutto questo ha senso, qualcosa che ci spinge di nuovo insieme.

Se poteste descrivere con tre aggettivi “Vittoria” quali usereste (sono esclusi quelli già utilizzati per recensire il vostro album)?

Denso, importante, nostro.

Il vostro album è composto da 11 tracce che toccano svariati temi. Il processo di scrittura dell’album come si è sviluppato?

Ci sono più anime compositive all’interno dell’album, gli autori nel gruppo sono comunque due (Marco e Francesco) e ogni canzone viene prima scritta da ciascuno e poi portata al gruppo, magari completandola insieme, ma già solida nella struttura. In un tempo così lungo di gestazione abbiamo avuto la possibilità di rappresentare le diverse fasi che abbiamo attraversato: dalle ansie adolescenziali espresse su sfondi rock (Corde Amare) a il tentativo di fondare una canzone electro-pop in italiano (Psicosi), abbiamo cantato una certa grazia inafferrabile con una veste più cantautorale (Lucifero o Beatrice), registrato disagi e speranze generazionali (Tutti fermi, I nostri discorsi), dato voce a sentimenti universali di fratellanza e spiritualità (Sulle mie spalle), e poi celebrato la spensieratezza di una canzone leggerissima (DNA), che abbiamo preso come un gioco, uno scherzo.

Quale palco vi piacerebbe calcare?

La navicella di Guerre Stellari. Sperando poi di fare l’after show sull’Enterprise insieme a Vasco Brondi.

Domanda di rito: Con o Senzamecenate?

Noi siamo senzamecenate per quanto riguarda l’album che è stato completamente prodotto da noi con Alex Marton che consideriamo di famiglia. Un “mecenate” però, forse, ce l’abbiamo e si chiama Fabio che ci ha messo a disposizione un fondo gigantesco che abbiamo adibito a sala prove.

 

Link diretto: www.senzamecenate.it/musica/amarcord

Ultima modifica il Lunedì, 13 Giugno 2016 09:33
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