Il 26 gennaio esce il loro album, "Vittoria" e noi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con questi cinque ragazzi fiorentini, o meglio, con Francesco Mucè, il cantante di questo gruppo fiorentino, gli Amarcord, per conoscerli un po' meglio e farvi capire che sarebbe meglio per voi approndire la loro conoscenza: non veniteci a dire che non ve lo avevamo detto, che abbiamo le prove del contrario!


 

Come vi siete conosciuti e come avete deciso questo nome per il vostro gruppo?
Gli Amarcord sono il frutto dell’unione di amicizie, di parentele e di incontri fortunati e casuali. Sono un’unione improbabile così come il tentativo di cercare di ricostruire una cronologia esatta degli eventi. Diciamo che tutto è nato dall’amicizia di due cugini coetanei (Marco e Francesco) appassionati di musica e di canzoni che hanno tirato dentro al progetto altre energie e personaggi che, a loro volta, ne hanno portati altri.
Quando abbiamo scelto il nome eravamo circondati da gruppi con nomi stranieri. Questa scelta non si addiceva ad un progetto, come il nostro, di canzoni scritte in italiano che ricercano una continuità con la tradizione della canzone italiana. “Amarcord”, in questo senso, ci ha dato la possibilità di tenerci allacciati a quella tradizione di belle produzioni artistiche italiane, lasciando intatto quel potere evocativo che hanno le parole che suonano estranee al lessico quotidiano.

Come sono nate le canzoni “Psicosi” e “Il vostro gioco”? 
Psicosi è un brano che è stato scritto quando ancora andavamo al liceo. E’ una canzone che ha segnato un periodo delle nostre vite. Il primissimo spunto, testimoniato da un diarietto, nasce a Dublino, in una residenza per imparare l'inglese. Si scoprivano i Mogway sdraiandosi su verdissimi prati irlandesi tra le braccia di ragazze spagnole conosciute lì. Psicosi è il ritratto di un'intimità allucinata che si rivolge a una figura femminile. Nel testo si gioca sul significato della parola commozione che implica appunto un movimento, un'oscillazione (“mi sposti da luoghi sicuri”). E' una canzone sul riscatto dell'immaginazione contro una realtà incerta. Il vostro gioco è una canzone unica nell’album per arrangiamento con sonorità che non si ritrovano negli altri brani. Parla del contesto intorno a noi. Un orizzonte di violenza, una lotta tutti contro tutti, una continua esibizione di cinismo volgare, una presenza costante di addetti alla distruzione del sogno. Ci si rintana nel privato, ma questa immersione non può essere sana se è una fuga. Il vostro gioco racconta il bisogna di ripartire dal piccolo e tornare a tessere reti solidali.

Come mai la scelta di questo nome per il vostro disco d’esordio?
Quando il disco è giunto nella sua fase di lavorazione finale abbiamo messo in movimento il nostro caro amico e artista Francesco Parretti per darci degli spunti per la copertina. Il disco ancora non aveva nome. Tra le proposte di Francesco ce n’era una che ci coinvolse e convinse tutti. Era un volto femminile rosso che suscitava emozioni contrastanti e intense. Abbiamo tutti pensato che fosse una raffigurazione di Vittoria, protagonista di una canzone presente nell’album, e da lì la scelta del nome. “Vittoria” ci piace come grido contro la depressione che vediamo intorno a noi in questi anni e, tra l’altro, è un brano che ha segnato un cambio di marcia nelle nostre produzioni. In quel periodo incontravamo Alex Marton che avrebbe prodotto con noi l’album diventando il nostro collaboratore più stretto e prezioso.  

Speranze per il futuro a lungo termine e sogni/progetti per il futuro più a “breve scadenza”?
La speranza è che il disco possa essere ascoltato e possa piacere. Speriamo di poterlo suonare il più possibile per creare ponti umani di condivisione. A fine anno andremo a registrare nello Zoo Studio di Ligabue la base del nostro secondo lavoro. Questo come premio per la migliore canzone in italiano che abbiamo vinto nell’ultima edizione del rock contest e messo in palio da Luciano Ligabue stesso. Ci saranno da arrangiare e limare i dettagli delle canzone nel processo che raccontavamo sopra. Nel frattempo ci dedicheremo alla crescita di “Fiore sul vulcano” che è un collettivo di musicisti fiorentino che abbiamo fondato da meno di un anno con altre band della scena della nostra città.

 

Chiara Colasanti

Link diretto: www.zai.net/musica/articolo/185813

 

Ultima modifica il Martedì, 17 Maggio 2016 11:48
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